PAKISTAN – Banbhore


  • Progetto: Missione Storica e Archeologica congiunta (Pakistana-Francese-Italiana) a Banbhore
  • Sito: Banbhore

Il sito di Banbhore sorge alla foce dell'Indo, sulla riva settentrionale del ramo secondario di Gharo, a metà strada tra Karachi e Thatta, a circa 30 km dall'attuale linea costiera. Il sito è composto da una "cittadella" fortificata e una vasta area di rovine extra moenia - strutture portuali, quartieri urbani e suburbani, magazzini, officine, sbarramenti artificiali. Complessivamente, la cittadella e l'area circostante coprono una superficie di ca. 65 ettari. L'importanza del sito è legata alla sua posizione strategica e all'ambiente circostante. Infatti, diverse fonti storiche danno notizia di una città portuale alla foce dell'Indo, che, grazie alla sua posizione strategica, svolse un ruolo centrale all'incirca a partire dal 3° secolo a.C. Gli studiosi hanno identificato questa città con l'emporio di Barbarikon - menzionato dall'autore del Periplus Maris Erythraei - e con la città portuale sasanide e islamica chiamata Deb / Debal / Daybul, menzionata per la prima volta dal predicatore Mani e da svariate fonti successive in arabo e persiano, che forniscono una messe di informazioni. Anche se tale identificazione è fortemente controversa e non c'è accordo generale tra gli studiosi, la posizione e l'imponenza delle strutture della cittadella sul Gharo fanno sì che si possa tentare di collegare il sito con quelle antiche città.

Nel 2010, la Missione Archeologica e Storica Italiana in Makran e Kharan – diretta dalla Prof. Valeria Piacentini Fiorani, CrISSMA (Centro di Ricerche sul Sistema Sud e il Mediterraneo Allargato), Università Cattolica di Milano – e la Missione Archeologica Francese in Sindh – diretta dalla Prof. Monique Kervran (CNRS, Parigi) – hanno deciso di unire gli sforzi, le competenze scientifiche e i dati ottenuti in precedenza, dando così vita ad un progetto ambizioso, il Progetto Archeologico e Storico Congiunto Pakistano-Francese-Italiano a Banbhore (Sindh). Il CRAST (Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino) si è unito alla Missione nel 2014, dapprima con la partecipazione del Dr. Niccolò Manassero in qualità di archeologo nella campagna di gennaio-febbraio 2014; poi, nel mese di dicembre 2014, con la firma di un accordo formale con il CrISSMA, e la nomina del Dott. Manassero a Responsabile Scientifico del Settore Archeologico Italiano a partire dalla campagna di gennaio-marzo 2015.
L'obiettivo preliminare della Missione Congiunta è stato quello di "datare" il sito e ottenere testimonianze archeologiche dettagliate e quantificabili sulla sua struttura urbana e la vasta gamma di attività là svoltesi. Quanto è antico il sito? Quando cominciò ad essere abitato? Banbhore può essere Barbarikon, il porto della Scizia menzionato dal Periplus? La cittadella può essere la Daybul presa d'assalto dopo un lungo assedio, nel 711-712 CE, da Muhammad ibn Qasim al-Thaqafi, episodio che segnò la conquista della regione del Sindh da parte delle armate dell'Islam? Può questa famosa Debal / Daybul essere identificata con Deb, dove l'apostolo Tommaso sbarcò e cominciò a predicare il cristianesimo in India?


L’attività sul campo


Il compito più urgente della Missione Congiunta era quello di elaborare uno studio planimetrico e altimetrico aggiornato del sito, uno strumento indispensabile per procedere ad ulteriori indagini e scavi. Tale compito è stato portato avanti nel corso delle campagne 2011 e 2012 attraverso un rilievo topografico e una campagna di foto dall'aquilone (Yves Ubelmann, Sophie Reynard, Alessandro Tilia) sotto la supervisione di Monique Kervran. La cittadella all'interno delle mura fortificate è stata accuratamente mappata, così come anche alcune aree extra moenia: la mappa risultante è il punto di partenza imprescindibile per ogni ulteriore indagine sul sito (Alessandro Tilia).
Nella prima campagna archeologica vera e propria (novembre-dicembre 2012), la squadra pakistana-italiana ha aperto due sondaggi nella zona centrale della cittadella, a sud della moschea, concentrandosi su strutture palaziali, botteghe artigiane e una fossa colma di rifiuti. Alcuni manufatti qui recuperati hanno fornito importanti testimonianze della vita quotidiana a Banbhore, tra cui uno stampo in terracotta a nido d'ape quasi completo.
Nella seconda campagna (2013-2014) – che ha segnato l'inizio della collaborazione del CRAST con il CrISSMA – il team pakistano-italiano ha concentrato le proprie ricerche sul centro del sito: qui sono state aperte due trincee, una a cavallo del cosiddetto "Partition Wall" e l'altra appena a ovest (Trincee 7 e 8, rispettivamente). L'obiettivo principale era quello di fornire nuovi elementi per comprendere il significato e la datazione sia del Muro sia delle strutture ad esso adiacenti. Tutto sommato, le strutture rinvenute sembrano puntare alle seguenti conclusioni: (a) il cosiddetto “Partition Wall” è una struttura difensiva tarda, frettolosamente costruita al di sopra di altri edifici, quando la popolazione aveva già iniziato ad abbandonare il sito – come alcuni edifici scavati nel corso della campagna del 2014 sembrano suggerire. (b) Gli edifici e l'intrico di strade portati in luce inducono anche a postulare un'accurata pianificazione urbanistica nel corso delle varie fasi di vita del sito.
La terza campagna di scavo (gennaio-febbraio 2015) ha visto la squadra pakistana-italiana concentrarsi di nuovo sulla parte centrale del sito, anche se in una zona più bassa tra il “Partition Wall” e la Porta Sud. Lo scavo (Trincea 9) ha rivelato un edificio imponente, che si mantenne in piedi costantemente dal 9° secolo fino ai giorni finali di Banbhore, e altre strutture che furono ampliate e rinnovate più volte, probabilmente conservando la loro funzione di botteghe artigiane attraverso i secoli. Infatti, sono stati trovati più di 4000 frammenti di avorio intagliato, ossa di animali e conchiglie, a testimonianza di un'attività artigianale intensa legata alla creazione di gioielli e suppellettili. È stata anche scoperta una cisterna accuratamente costruita al di sotto degli edifici, che rivela una pianificazione attenta delle infrastrutture urbane, possibilmente in coincidenza con importanti eventi politici e sociali verificatisi nel corso del 9 ° secolo.
Sul campo, è stata costantemente offerta attività di training a studiosi pakistani nell'ambito dello scavo, del rilievo topografico, dello studio e del disegno ceramico. Nel frattempo, il team pakistano-francese (sotto la direzione della Dr. Monique Kervran), ha focalizzato le sue attività di scavo sulla parte sud-occidentale della cittadella. Le tre campagne hanno rivelato, in quella parte del sito, una rete intricata di strutture di età sasanide e islamica, ed i materiali rinvenuti, sia di produzione locale sia importati dall'Iran, sono relativi a una ricca gamma di lavorazioni artigianali (come vetro, avorio e conchiglie), di età islamica e pre-islamica: tutto ciò suggerisce pertanto che Banbhore abbia avuto un ruolo costante nei traffici commerciali sull'Oceano Indiano attraverso i secoli. Il lavoro sul campo della squadra pakistana-francese è stato costantemente volto alla ricerca delle più antiche fasi di vita del sito, per rispondere a una delle grandi questioni che la comunità scientifica affronta da decenni, vale a dire a quando risale l'origine dell'insediamento a Banbhore? Per questo motivo, hanno interesse anche indagini sulla morfologia naturale del terreno sottostante il sito. A questo scopo, una ricognizione idrologica e geomorfologica e indagini sedimentologiche effettuate durante la stagione 2014 hanno incrementato la nostra conoscenza dei cambiamenti del corso dell'Indo e ci hanno aiutato a raggiungere una migliore comprensione dell'ambiente e dell'habitat locale, la distribuzione e le dinamiche insediative della popolazione (Università della Sorbona di Abu Dhabi, sotto la direzione del Prof. Eric Fouache).
La ceramica dalle trincee pakistane-italiane (studiata dalla Dr. Agnese Fusaro) documenta la dimensione "internazionale" del sito di Banbhore attraverso i secoli, e fornisce una chiara testimonianza del processo della sua "indianizzazione". Analisi archeometriche sui reperti portati in luce (bicchieri di vetro, vasi di ceramica, piccoli oggetti e perline, metalli, monete, stampi di argilla, etc) – condotte dai Prof. Mario Piacentini e Anna Candida Felici, del Laboratorio LANDA dell'Università La Sapienza di Roma – hanno integrato le indagini sul campo, e dimostrato che la maggior parte della ceramica è di produzione locale, non di importazione.
Il riesame delle fonti scritte (Prof. Valeria Piacentini Fiorani) ha fornito una messe di informazioni sui periodi tardo-sasanide e islamico, dati puntuali sugli eventi militari e politici che si svolsero nel Sindh, le istituzioni sociali e amministrative, le attività commerciali ed economiche, i legami e le interconnessioni con il mondo circostante. I risultati preliminari degli scavi sembrano confermare le informazioni fornite dalle fonti, e in una certa misura confermano le conclusioni di F.A. Khan sulle principali fasi della vita di Banbhore. Allo stesso tempo, queste prime campagne hanno offerto una migliore comprensione di alcune questioni specifiche.
Il partner pakistano ha altresì collaborato allo studio delle monete emerse dagli scavi e di taluni artefatti in vetro, questi ultimi in collaborazione con il Corning Museum of Glass. Le trincee hanno indubbiamente fornito una comprensione più chiara dell'organizzazione degli spazi urbani, dei materiali da costruzione utilizzati, del sistema di smaltimento e riciclaggio, dello sviluppo del muro fortificato della cittadella. Inoltre, dati non meno preziosi sono stati raccolti sulla vita domestica e il contesto sociale della città, ad esempio sulle comunità religiose al suo interno, sulle attività artigianali e commerciali, sulla produzione di beni destinati sia al consumo locale sia all'esportazione. Ne è emersa l'immagine di una città ricca ed estremamente attiva, in cui il commercio internazionale ha giocato un ruolo fondamentale nel corso delle epoche sasanide ed islamica. Obiettivo delle prossime campagne sarà verificare se Banbhore abbia potuto rivestire un ruolo politico ed economico altrettanto importante già in periodi precedenti.


Team


  • Dr. Kaleemullah Lashari - Responsabile Scientifico e Coordinatore generale
  • Dr. Asma Ibrahim (Museo della Banca di Stato del Pakistan) - Direttore Scientifico del team pakistano
  • Dr. Monique Kervran (Università La Sorbonne e CNRS, Parigi) - Direttore Scientifico del team francese
  • Prof. Valeria Piacentini Fiorani (CRiSSMA - Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) - Direttore Scientifico del team italiano
  • Dr. Asma Ibrahim, Dr. Monique Kervran, Dr. Niccolò Manassero - Responsabili di scavo

Bibliografia principale


KERVRAN, M.
1996, “Les ports multiples des bouches de l’Indus: Barbariké, Deb, Daybul, Lahori Bandar, Diul Sinde.” In: Sites et monuments disparus d’après les témoignages de voyageurs. Res Orientales VIII, ed. by R. Gyselen., Louvain, 45-92.
2005, “Pakistan. Mission Archéologique Française au Sud-Sind.” In: Archéologies. 20 ans de recherches françaises dans le monde [ed. by Ministère des Affaires Etrangères]. Paris, 595-98.

KHAN, F. A.
1964, “Excavations at Banbhore.” Pakistan Archaeology 1 (1964): 48-55.
1969, Banbhore, A Preliminary Report on the Recent Archaeological Excavations at Banbhore, 3rd ed., Karachi.

PIACENTINI FIORANI, V.
2014, “Behind Ibn Hawqal’s Bahr al-Fars. 10th-13th Centuries AD: Sindh and the Kij-u-Makran region, hinge of an international network of religious, political, institutional and economic affairs.” In: Studies in the Archaeology and History of Baluchistan Volume II (BAR International Series No. 2651) Oxford.

PIACENTINI FIORANI, V. – REDAELLI, R. (eds.)
2003, Baluchistan, terra incognita: a new methodological approach combining archaeological, historical, anthropological and architectural studies. Oxford.