IRAQ – Veh-Ardashir


  • Progetto: Scavi a Veh-Ardashir
  • Sito: Veh-Ardashir
  • Direttore scientifico: Giorgio Gullini
  • Direttori di scavo: Mariangiola Cavallero, Maria Maddalena Negro Ponzi, Roberta Venco Ricciardi

Fra il 1964 e il 1975, il Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino per il Medio Oriente e l'Asia operò una serie di campagne di scavo nell’area dell’antica città di Veh-Ardashir, fondata da Ardashir I (224–241 d.C.), il primo grande sovrano dei Sasanidi, di fronte a Seleucia, sulla sponda opposta del Tigri. Gli scavi italiani ripresero le indagini archeologiche iniziate dalla missione della Deutsche Orientgesellschaft nel 1928-29 e dalla missione congiunta della Islamische Kunstabteilung der Staatlichen Museen di Berlino e del Metropolitan Museum di New York nel 1931-32. Le ricerche interessarono una limitata estensione dell’abitato, ma il quartiere scavato nella zona sud-ovest della città a ridosso delle mura, caratterizzato da edifici con funzioni artigianali, da botteghe e da abitazioni, offre un quadro vivace della vita del centro e dati preziosi per la ricostruzione delle vicende di quest’area fondamentale per il periodo sasanide. La città ha infatti restituito una grande quantità di materiali (link con l’ultimo paragrafo), eccezionalmente ben datati (III-VII secolo d.C., con continuità in alcuni casi fino al XII secolo), in sequenze che costituiscono riferimenti fondamentali per tutta la regione della Mesopotamia centrale.

L’antica Veh-Ardashir fu fondata da Ardashir I, il primo grande sovrano dei Sasanidi, di fronte a Seleucia, sulla sponda opposta del Tigri, poco distante dall’ipotetico sito di Ctesifonte, il borgo trasformatosi in città nel I sec. d.C. presso Seleucia stessa. L’area, indicata come nodale dal punto di vista archeologico, era chiamata dai conquistatori arabi al-Mada’in, ossia “le città”, in riconoscimento dell’importanza storica e topografica dal complesso di rovine fin dall’epoca islamica. La città - che occupava un’area di circa 700 ettari - era cinta da poderose mura di cui è possibile seguire l’andamento sul terreno per quasi tutto il loro percorso. Gli scavi hanno interessato solo il tratto meridionale meglio conservato e affiorante dal terreno per un’altezza massima di 4 metri. Le mura, realizzate in muratura di mattoni crudi che raggiunge i 10 m di spessore, hanno un andamento subcircolare anche se sono in realtà formate da segmenti rettilinei lunghi 30-35 m, le cui giunzioni sono nascoste dalle torri a sagoma semicircolare allungata.

Le fasi di occupazione documentate nell’area interessata dalle ricerche a ridosso delle mura coprono un periodo di circa due secoli, dalla seconda metà del III alla seconda metà del V secolo d.C., ma al di sotto delle strutture sasanidi è stata accertata la presenza di un’ampia necropoli di periodo tardo partico. I quartieri sasanidi messi in luce presentano un’organizzazione irregolare, in cui solo le strade principali hanno andamento rettilineo e si intersecano ortogonalmente. Sulle vie maggiori – in particolare sulla larga strada est-ovest che divide il quartiere in due isolati (Area 1 a sud e Area 2 a nord) – si aprono negozi e spazi aperti presumibilmente anch’essi a carattere commerciale, mentre alle spalle si sviluppa un fitto reticolo di case e botteghe. Durante le fasi più antiche quest'area eccentrica era occupata da aree aperte con impianti di pozzi, drenaggio e fornetti, e solo successivamente fu edificata con costruzioni realizzate in mattone crudo. Soltanto alcune case rivelano i caratteri di una progettazione curata, impostata sulla presenza di un iwan secondo uno schema che riprende modelli monumentali. A nord-ovest dei quartieri indagati si colloca una fornace per ceramica e vetro attiva in periodo coevo al quartiere degli artigiani. Alla fine del V secolo l’abitato subisce cambiamenti radicali; scompaiono molte abitazioni, sostituite nuovamente da vasti spazi aperti. Dopo il VI secolo il quartiere viene abbandonato a causa delle frequenti esondazioni del fiume Tigri, ma fasi più recenti sono documentate da un’ampia fossa a est dell’area 2 riempita da materiali ceramici risalenti presumibilmente al VI-VII secolo. A partire da questo periodo l’insediamento sembra essere limitato a Tell Baruda, nell’area centrale del sito, dove sono stati portati alla luce pochi ambienti di età tardo-sasanide, presumibilmente a carattere artigianale, e livelli di occupazione di età islamica che coprono un arco cronologico tra l’VIII e il XIV secolo. Per l’intero periodo sasanide, i materiali associati alla stratigrafia di Veh-Ardashir documentano la sequenza stratigrafica meglio datata di tutto il Medio Oriente, grazie al ritrovamento di numerose monete. Essi rivestono dunque un’importanza particolare e si pongono come fondamentale catalogo di riferimento per la conoscenza e la cronologia della produzione mesopotamica del periodo. Forniscono inoltre un quadro fondamentale per la comprensione dei rapporti con il periodo partico precedente e quello successivo islamico. La ceramica mostra molte forme poco elaborate, documentando un processo di semplificazione morfologica che rappresenta una continuità o una sorta di evoluzione della produzione tradizionale partica e della vicina Seleucia. Nel contempo, si assiste tuttavia alla comparsa di forme più elaborate e originali, testimoni del gusto della nuova committenza, che continueranno ad essere prodotte fino all’età protoislamica. Forme particolari del periodo tardo sono le coppe magiche diffuse in tutta l’area centro e sud mesopotamica e le grandi giare ovoidali decorate a barbettina, che diventeranno tipiche nel successivo periodo islamico. Particolarmente significativi sono i vetri, che coprono un arco cronologico che va dalle fasi più antiche dell’insediamento (passaggio dalla produzione partica a quella sasanide) fino al IV-V secolo d.C. (attestato da produzioni iraniche, di importazione o di imitazione).



BIBLIOGRAFIA


I rapporti preliminari sono pubblicati in Mesopotamia, I (1966)sgg.

CAVALLERO M.
1966, “The Excavation at Choche (the presumed Ctesiphon) Area 2”, Mesopotamia, I, 63 ss. 1967, “The Excavation at Choche Area 2”, Mesopotamia, II, 48 ss.

CELLERINO A. – MESSINA V.
2013, “Terracotta Animal Figurines from Veh Ardashir (Coche) in the Collection of the Museo Civico d'Arte Antica e Palazzo Madama (Torino)”, in A. Peruzzetto, F. Dorna Metzger, L. Dirven (eds.), Animals, Gods and Men from East to West. Papers on Archaeology and History in honour of Roberta Venco Ricciardi, OXFORD, 123-134.

FRANCO F.
1978-79, “Five Aramaic Incantation Bowls from Tell Baruda”, Mesopotamia, XIII-XIV, 233 ss.
1982, “A Mandaic Lead Fragment from Tell Baruda (Choche)”, Mesopotamia, XVII, 147 ss.

INVERNIZZI A.
1968-69, “A Relief in the Style of the Gandhara School from Choche”, Mesopotamia, III-IV, 145 ss.
1979, “Figurines de terrecuite de Choche (Ctésiphon)”, in Akten des VII. Int. Kongresses für Iranische Kunst und Archäologie, München 7.-10. Septtember 1976, Berlin, 241 ss.
1995, “The Jupiter Statuette from Veh-Ardashir and the Iconographical Repertoire of 3rd Century Mesopotamia”, Iranica Antiqua, XXX, 23 ss.

MANASSERO N.
In stampa, “On some marks engraved on seals from Coche / Veh Ardashir”, in P. De Vingo (a cura di), Studi in memoria di Mariamaddalena Negro Ponzi Mancini, Torino.

MESSINA V.
In stampa, “A Watchtower of the late Sasanian Period on the outskirts of Veh Ardashir (Coche)”, in P. De Vingo (a cura di), Studi in memoria di Mariamaddalena Negro Ponzi Mancini, Torino.

NEGRO PONZI M.M.
1966, “The Excavation at Choche (the presumed Ctesiphon) Area 1”, Mesopotamia, I, 81 ss.
1967, “The Excavation at Choche Area 1”, Mesopotamia, II, 41 ss.
1967, “Some Sasanian Moulds”, Mesopotamia, II, 57 ss.
1984, “Glassware from Choche (Central Mesopotamia)”, on R. Boucharlat & J. F.Salles (Eds.), Arabie Orientale, Mésopotamie et Iran Méridionale, Paris, 33 ss.
1987, “Late Sasanian Glassware from Tell Baruda” Mesopotamia, XXII, 265 ss.
2005, “Al-Mada-in: problem di topografia”, Mesopotamia, XL, 145 ss.

SCHINAJA P.
1967, “A Coin Hoard from Choche”, Mesopotamia, II, 105 ss.
1968-69, “Some Bronze Objects from Choche”, Mesopotamia, III-IV, 125 ss.

SIMPSON St J.
2012-2013, “The Ladies of Veh Ardashir”, Palazzo Madama: Studi e notizie, Rivista annuale del Museo Civico d’Arte Antica di Torino anno III, numero 2, 10 ss.

VENCO RICCIARDI R.
1967, “Pottery from Choche”, Mesopotamia, II, 93 ss.
1968-69, “The Excavation at Choche: Seasons 1966, 1967 and 1968”, Mesopotamia, III-IV, 57 ss.
1970-71, “The Excavation at Choche”, Mesopotamia, V-VI, 41 ss.
1973-74, “Trial Trench at Tell Baruda”, Mesopotamia, VIII-IX, 15 ss.
1977, “Trial Trench at Tell Baruda, Choche (1975)”, Mesopotamia, XII, 11 ss.
1984, “Sasanian Pottery from Choche (Artisans Quarter and Tell Baruda)”, in R. Boucharlat & J. F.Salles (Eds.), Arabie Orientale, Mésopotamie et Iran Méridional, Paris, 49 ss.

VENCO RICCIARDI R. – NEGRO PONZI MANCINI M.M.
1985, “Choche”, in La Terra tra i due fiumi, Alessandria, 100 ss.