IRAN – Valle dell’Atrek


  • Progetto: Prospezione archeologica nella valle dell’Atrek
  • Sito: Valle dell’Atrek — Khosaran
  • Responsabili: Antonio Invernizzi, Roberta Venco Ricciardi

Il progetto di prospezione nell'alta valle dell’Atrek si inserisce nel programma di studio della civiltà partica – oggetto di ricerca da parte del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino almeno dagli anni Settanta del Novecento – finalizzato a meglio definire la linea di confine tra gli aspetti culturali della regione propriamente partici e quelli che invece si riferiscono a tradizioni locali preesistenti. A questa finalità ben si presta la Valle dell’Atrek, regione di confine tra aree culturalmente diverse (l’altopiano iranico e l’Asia Centrale), ma geograficamente comunicanti. Il progetto, promosso dal Centro e successivamente realizzato dall'Università di Torino, si è incentrato su una ricognizione ad ampio raggio che ha permesso di ricostruire le linee generali dei processi insediativi del territorio e delle sue trasformazioni.

L’alta Valle dell’Atrek si colloca nell’Iran nord-orientale, nella regione del Khorasan, a sud della catena del Kopet Dagh, la cui città principale, Quchan, dista solamente 60 km dalla capitale partica Nisa, in Turkmenistan. La particolare posizione geografica ne ha fatto nei secoli un crocevia di scambi culturali, dal periodo calcolitico (concentrati per la metà del V millennio a.C., nella fase di transizione tra neolitico e calcolitico, nella zona orientale della vallata), fino al periodo islamico, quando la valle, soprattutto nei primi secoli dell’Islam, sembra svolgere il ruolo di area di approvvigionamento agricolo per la vicina Nishapur. In particolare, in epoca partica la regione registra un notevole aumento dei siti abitati, di nuova fondazione, concentrati anche nella parte settentrionale della vallata, precedentemente meno occupata.

L’indagine è consistita in una ricognizione ad ampio raggio, ossia non finalizzata a ricostruire la storia analitica di ciascun sito individuato, bensì, raccogliendo sistematicamente tutte le informazioni relative alla distribuzione dei siti rinvenuti, mirante a ricostruire l’insieme dei processi di popolamento e le trasformazioni del territorio nei secoli. Su un’area di circa 1500 kmq si sono individuati circa 180 tell – identificabili come siti archeologici – la cui distribuzione sul territorio non è uniforme, ma presenta una maggiore concentrazione nella parte più ampia della vallata, presso il moderno centro di Faruj.
L’indagine ha portato a distinguere siti multistrato verticali, ossia tell formati dalla stratificazione di stanziamenti di epoche successive (i quali raggiungono altezze superiori anche ai 20 m), e siti multistrato orizzontali, connotati da uno sviluppo in estensione, dovuto al sovrapporsi solo parziale di insediamenti di epoche diverse (che tendono piuttosto a giustapporsi gli uni agli altri e che pertanto tendono a formare tell alti mediamente 2-7 m). L'arco cronologico dei siti identificati va dal calcolitico antico fino all’epoca moderna senza apparenti soluzioni di continuità. Particolare attenzione è stata data alle trasformazioni insediative in età partica (aspetto basilare da cui era partita la ricerca): in questo periodo si assiste a un notevole aumento dei siti, stanziati tendenzialmente su terreno vergine ma distribuiti in aree relativamente concentrate, piuttosto che su un’ampia regione uniforme. A differenza del precedente periodo achemenide, dove l’instabilità della congiunzione storica aveva prodotto lo sviluppo di piccoli insediamenti a carattere prevalentemente difensivo posti a controllo della regione, in epoca partica si assiste, oltre che a una profonda “militarizzazione” dei centri urbani, alla costruzione di vere e proprie fortezze, disposte in posizione eccentrica nella vallata, ma facilmente raggiungibili. La regione appare quindi strettamente legata alle zone a settentrione del Kopet Dagh, venendo a creare una serie di legami anche culturali che presumibilmente si mantengono anche nel periodo sasanide.
In età islamica si assiste a un fitto popolamento della regione, per quanto questa assuma connotazione prettamente agricola come attesta la ceramica rinvenuta nel corso della ricognizione: su 180 siti individuati, infatti, circa il 39% presenta almeno una fase islamica e il 24% è costituito da siti di nuova formazione nel periodo islamico. La tipologia insediativa più frequente in questa fase è il caravanserraglio, piccolo nucleo fortificato circondato da mura turrite, generalmente sorto su tell formatisi in epoche precedenti.